FINANZA DA OSCAR

Spietato, scorretto, eccessivo. Quasi fastidioso a tratti per quanto di folle, immorale, depravato ci sbatte in faccia senza remore e senza giudizi. Eppure è un capolavoro.

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Stiamo parlando di The Wolf of Wall Street, ultimo film di Martin Scorsese, il cui dvd è prestabile da febbraio nella nostra mediateca.

La storia segue la parabola di Jordan Belfort, broker di Wall Street, una sorta di “Robin Hood perverso” che ruba a tutti per dare a se stesso. Fonda la Stratton Oackmont, una società di brokeraggio che sostanzialmente è un meccanismo per far soldi a palate raggirando le persone. strattonNon conosce scrupolo, argine, senso della misura. Perennemente circondato da donne oggetto, droghe di qualsiasi tipo, lusso sfrenato, animali da circo e soprattutto, colleghi e dipendenti adoranti, il suo unico scopo è accumulare denaro per abbeverare la sua sete di smisuratezza assoluta (leggi: sciolta da vincoli) in ogni senso. Conoscerà la caduta, la prigione (per poco) ma come la fenice risorgerà dalle sue ceneri, più sfrontato che mai.

Belfort è un vero e proprio eroe negativo (sì, fatevi pure sovvenire anche Frank Underwood…), colui che ha coraggio, abilità, astuzia, dedizione, prudenza, temperanza e tuttavia gli è del tutto sconosciuto il senso della giustizia: essenzialmente, non si cura né del bene degli altri né di un qualunque ideale morale. Ma, a differenza del mefistofelico protagonista di House of Cards,  Jordan Belford non è crudele, è seduttivo; semplicemente in lui vi è il superamento ultravitale di qualunque inibizione.

Il fatto che Scorsese ci presenti le sue vicende come fosse una normale storia americana, senza alcun giudizio incombente, dovrebbe farci balenare che la natura profonda della finanza non può che essere l’incontrollabile cupidigia e che questa genera in automatico i propri eroi… Finanza selvaggia, decollata proprio in quei “favolosi anni ’80” quando tutto era possibile, far affondare le borse in un solo giorno, oppure far circolare denaro fantasma, rubando ai poveri (ma non solo…) per arricchire unicamente i broker grazie alle commissioni (gli unici che guadagnavano davvero). Oggi forse qualche “correttivo” è stato introdotto; eppure le cronache ci raccontano quotidianamente di risparmiatori rovinati da spregiudicate manovre finanziarie altrui. Gente che sa incantare, che sa creare bisogni e vendere ciò che, dicono, li può realizzare: i motivatori. E Jordan Belfort è uno dei più grandi a compiere l’impresa. Ancora oggi nonostante tutto.leo

E ad interpretare davvero, e fatemelo ripetere, davvero magistralmente questo bieco personaggio, nel film c’è uno straordinario Leonardo Di Caprio da applausi a scena aperta. Circondato da altri attori fenomenali, Di Caprio per questo film è stato candidato all’Oscar come Migliore Attore nel 2014 (il film ha ricevuto peraltro altre 4 nomination tra cui Miglior Film e Miglior Regista) ma, come ben sappiamo, invano…

Eppure una prova come quella di The Wolf of Wall Street è stata sbalorditiva, difficilmente ripetibile. E allora perchè Hollywood non lo ha riconosciuto? Forse non se l’è sentita di premiare l’attore per un film che a qualcuno è sembrato la celebrazione di ogni tipo di immoralità (ovviamente con uno sguardo molto superficiale…)?

E se invece fosse che Scorsese è stato troppo brutale con l’America per essere premiato dagli Americani? In fondo il regista ha mostrato senza velare nulla che il sogno americano secondo il quale partendo da zero chiunque può farcela, può contemplare anche questo… trascinare migliaia di persone in disgrazia, giocare con la loro ignoranza, truffare per guadagnare. E ce l’ha fatta, e continua a farcela, Jordan Belfort.

Come se non bastasse, in un passaggio del film Jordan Belford/DiCaprio dice che la Stratton Oakmont è l’America… Un brivido deve essere corso lungo la schiena dell’Academy.

Forse ora con il nuovo film di Iñarritu per cui è stato candidato nuovamente all’Oscar come Miglior Attore, Leonardo può farcela a conquistare la statuetta. Senza nulla togliere a Revenant (che non abbiamo visto, confessiamo) l’avventura di un uomo che cerca di sopravvivere grazie alla straordinaria forza del proprio spirito somiglia di più all’immagine che hanno gli Americani di loro stessi, ed è comunque più politicamente e spiritualmente accettabile per ognuno di noi.

Eppure, tenere ben presente che il Gerione dantesco  è più vivo che mai e si aggira ancora famelico cercando quotidianamente le sue prede, sarebbe cosa buona e giusta, specialmente quando entriamo in banca…

Scorsese ci ha avvertiti.

 

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